Kush-up o come i rapper hanno investito nella cannabis industry

Panoramica sulle proprietà terapeutiche del CBD
29 Novembre 2018
Merry Jane

My weed man got the hook up / Rolling up another pound everytime you look up / Big ass joints the ones that leave you shook up / So much weight that now Im doing kush ups.

Rollarsi canne esagerate, di quelle che ti lasciano proprio stravolto, non semplicemente sconvolto. Così cariche da sembrare pesi per gli allenamenti. Push-up vs Kush(tipologia di erba)-up. Un gioco di parole tanto semplice quanto efficace, un ritornello brillante o meglio, per rimanere in tema, devastante. Il video dell’omonima canzone vede Wiz Khalifa e Snoop Dogg muoversi tra macchine di lusso e donne mozzafiato, entrambi avvolti da una nuvola densa di fumo.

Con Kush Ups, Snoop e Wiz ci fanno sapere a tutti di avere una dettagliata scheda di allenamento per restare sempre in forma. Quando arriva il momento dell’esercizio, però, scopriamo che il training consiste nell’inalare e nell’espirare a fondo senza dimenticare di allenare i bicipiti con ‘’attività’ specifiche, avvicinando e allontanando il joint alla bocca. Dall’alba al tramonto, Snoop Dogg e Wiz Khalifa sono sempre pronti per una nuova sessione di training: basta solo rollare l’ennesimo joint ed accenderlo.

Kush Ups li vede rappare su una produzione in tipico stile golden age, basata su un campione di I Wanna Rock (Doo Doo Brown) di Luke Skywalker aka Luther Campbell, leader dei 2 Live Crew. Mentre Wiz Khalifa si vanta di poter rollare a whole book up, ovvero di poter rollare tante canne quante le pagine di un libro, le rime di Snoop rimangono fedeli al tema del training, Get my lift on while get my spliff on, celebrando la sua capacità di sollevare pesi mentre fuma (lo spino stesso è il peso). Ma non solo… i due rapper hanno ben presente come realizzare una hit dopo l’altra, ma sanno anche far fruttare i loro guadagni investendo proprio nella loro passione: l’industria della cannabis.

L’industrializzazione della marijuana è un business già sdoganato negli USA, un settore che oggi rappresenta la nuova corsa all’oro dell’economia americana. Oggi sotto l’etichetta generica di cannabis industry, operano startup della «medicina alternativa» come Pharmacannis , negozi online come Eaze e una miriade di altre aziende, incluse società di data analytics e svariate holding che detengono quote in centri produzione e laboratori R&D. Statista, un portale di ricerca, prevede un giro d’affari da oltre 24 miliardi di dollari entro il 2025, dove il solo uso ricreativo incide per oltre 11 miliardi.

Le startup “verdi” stanno nascendo anche in Europa, ben oltre al marketing turistico dei Paesi Bassi e dei coffe shop di Amsterdam. In Italia si sono mossi i primi passi sulla vendita diretta, ovviamente con requisiti conformi alla legislazione, ovvero con l’ingresso nel mercato legale di un particolare tipo di cannabis ricco di un principio attivo chiamato CBD e molto povero invece del più famoso THC, che in dosi inferiori allo 0,5 per cento è legale. Il trucco è proprio lì, nel mantenere basso il livello di Thc (delta-9-tetraidrocannabinolo, il principio attivo della cannabis), allineandosi ai requisiti normativi. In poco meno di un anno ha già fatto aprire 200 aziende ma le previsioni parlano di 2mila entro la fine del 2018.

Un business che sta prendendo piede e su cui hanno investito diversi rapper; c’è da chiedersi dunque quando ascolteremo le prime canzoni di rapper italiani con riferimenti al CBD. Un escamotage? Forse, ma del tutto legale. In fondo, come dicono a Seattle, «weed is just business», la cannabis è solo un business… anzi, un cannabusiness.

Si, lo so. Molti potranno recriminare che è erba finta, non ti stona e via giù fino ai detrattori più accaniti (e forse sinceri?) “è l’erba light…”.

Io, da fumatore, credo che sia il giusto alternare i sopracitati “whole book up” con del CBD, più rilassante e che non mi combina di brutto, come dopo un paio di sigarette troppo allegre, quando va a finire che mi si intrecciano gli occhi!

“Quindi a breve qualche pezzo su CBD?!” Non credo, ma iniziamo, pian piano, ad andare nella giusta direzione: muoviamo i primi piccoli passi verso la libera scelta, ti piaccia il THC, il CBD or both!